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Boom degli annunci di lavoro per i profili ICT, ma mancano i laureati

L’Italia accelera verso la digitalizzazione globale, ma fatica a reperire le competenze tecnologiche necessarie a supportare il cambiamento e a formare profili. È la conferma che emerge dalla quarta edizione dell’Osservatorio delle Competenze Digitali, condotto dalle maggiori Associazioni ICT in Italia, AICA, Anitec-Assinform, Assintel e
Assinter Italia con il supporto di CFMT, Confcommercio, Confindustria e il patrocinio di MIUR e AGID.

Quali sono i profili più richiesti?

La crescita degli annunci web per le professioni ICT continua, con un incremento del 7% rispetto al 2016 e la prospettiva di arrivare a 88.000 nuovi post di lavoro entro il 2020.

Ma quali sono i profili più richiesti? Beh, prima di tutto le aziende cercano Sviluppatori, ma anche consulenti ICT, Service Development Manager, Big Data Specialist e Cyber Security Officer.

A livello territoriale, il maggior incremento si concentra nel Nord-Ovest con una quota della domanda pari al 48% del totale Italia. Anche le retribuzioni risultano in crescita: nelle aziende di informatica ed elettronica i Quadri registrano +4,3% e i Dirigenti +6,0%. Nelle aziende di Consulenza e Servizi ICT crescono le retribuzioni degli Impiegati +2,5%, dei Dirigenti (+1,9%) e dei Quadri +1,8%.

Mancano i laureati ICT

Le stime dell’Osservatorio, disegnate su su uno scenario più conservativo ed uno più espansivo, mostrano per il 2018 un fabbisogno di laureati per le aziende che oscilla fra i 12.800 e i 20.500, mentre l’Università dovrebbe laurearne poco più di 8.500. Un gap davvero enorme che si sposa con quello inverso dei diplomati: qui il fabbisogno oscillerà fra i 7.900 e i 12.600, con un surplus che andrà dai 3.400 agli 8.100.

I laureati ICT quindi crescono troppo lentamente, una costatazione che viene affiancata da altre tendenze: i laureati in Informatica e Ingegneria Informatica non terminano più gli studi dopo la laurea triennale, le percentuali di abbandono restano elevate e i valori legati alle immatricolazioni oscillano parecchio in base alla regione e il divario di genere resta ancora elevatissimo.

4 ambiti strategici su cui lavorare per colmare il gap

Per colmare il disallineamento tra domanda e offerta di competenze e professioni ICT, l’Osservatorio propone un sistema di politiche per la formazione e il lavoro delle nuove professioni ICT articolato in 4 ambiti strategici:

  1. Aumento di laureati e di esperti informatici con competenze avanzate attraverso fidelizzazione degli studenti ICT e maggiore attrattività per lauree e diplomi superiori ICT. Diminuire la dispersione degli studenti ICT nel passaggio da scuola secondaria a università e, quindi, nel completamento dei percorsi di studio e avvicinare più studenti da diplomi non ICT ai percorsi di studio ICT. Sono questi gli obiettivi più urgenti per rimuovere il divario nel mix di laureati contro diplomati che entrano sul mercato (33% vs 67%) rispetto a quello richiesto (62% vs 38%)
  2. Rinnovamento e qualità dei percorsi di studio ICT. Le professioni ICT più richieste si caratterizzano per un mix articolato di conoscenze tecnologiche a rapida obsolescenza e competenze sempre più avanzate per governare strategicamente i cambiamenti. Acquisire questo mix di skill tecnologiche, manageriali e soft in tempi rapidi richiede accesso a percorsi di studio più innovativi (anche con tecniche di autoapprendimento) e continua esperienza sul campo
  3. Rafforzamento di aggiornamento permanente e riconversione professionale. Il paradosso degli informatici sempre più richiesti nelle fasce di età più giovani e sempre più disoccupati nelle fasce di età sopra i 35 (anche con disoccupazione crescente per i profili in phase-out) richiede una maggiore cultura dell’aggiornamento permanete attraverso canali di auto-apprendimento già ampiamente utilizzati nelle economie più digitalmente avanzate
  4. Nuovi modelli di interazione Domanda-Offerta nel mercato del lavoro per le professioni ICT. Maggiori informazione, consapevolezza e cooperazione tra aziende, scuola/università e ricerca possono avvicinare e coinvolgere la domanda nelle iniziative di sviluppo e attrazione dei talenti digitali a diversi livelli.
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