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Come portare avanti il tuo locale nonostante il Coronavirus

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C’è un modo, che forse non tutti conoscono, con cui fermare il contagio del Coronavirus, ma non la tua attività. Hai un locale, un ristorante, un pub e hai paura a chiudere tutto? La tecnologia oggi ha una soluzione per te: il food delivery. Ma forse non sai come sfruttarlo e hai paura, anche in questo caso, di perderci più che guadagnarci. Noi ti spieghiamo come sfruttare al meglio, invece, questa opportunità, che potrebbe non soltanto salvare la tua attività. Ma salvare anche le persone.

Il food delivery VS il Coronavirus

Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, approvato l’11 Marzo, prevede che ristoranti, pub, bar e locali rimangano chiusi. Ma cita anche che: “è consentita la sola ristorazione con consegna a domicilio, nel rispetto delle norme igienico-sanitarie sia per il confezionamento che per il trasporto“.

Abbiamo già parlato, in questo articolo, di come il food delivery si sia dimostrato una soluzione efficiente al dilemma “come mi procuro il cibo, con il Coronavirus in giro?”. Soprattutto in quei Paesi all’inizio più colpiti dall’epidemia, come la Cina, il food delivery ha visto un boom di richieste. Sempre, è chiaro, seguendo le norme igieniche e sanitarie fondamentali per evitare il contagio. Allora perché non proporre anche noi una soluzione di consegna di cibo a domicilio, per salvaguardare gli altri e il nostro locale?

Ci sono diverse realtà che già si stanno attuando in questa direzione: Deliveroo, per esempio, uno tra i più diffusi servizi di food delivery, fa sapere ai suoi clienti, ristoratori e non, che in Italia “per i ristoranti che vogliono preparare il cibo anche dopo la chiusura al pubblico, Deliveroo è attivo fino a fine orario. I ristoranti potranno infatti scegliere di proseguire la loro attività solo per le consegne a domicilio, impegnandosi a rispettare le altre normative emanate dalle autorità.” Sempre in quest’altro articolo, abbiamo spiegato come il virus si introduca nell’organismo attraverso le prime vie respiratorie, naso e bocca, ma non attraverso l’apparato digestivo con passaggio di cibi contaminati. Normalmente le malattie respiratorie non si tramettono con gli alimenti, che comunque devono essere manipolati rispettando le buone pratiche igieniche ed evitando il contatto fra alimenti crudi e cotti. L’informazione l’abbiamo ricavata dal Ministero della Salute, continuamente aggiornato sulla situazione del Coronavirus. Pertanto, potete tranquillamente lavorare, vendendo i vostri prodotti enogastronomici, utilizzando il food delivery, come Deliveroo, Just Eat, Uber Eats e Glovo.

#IoRiSTOACASA: come il food delivery si schiera contro il Coronavirus

Come funzionano i servizi di food delivery, come potete iscrivervi?

takeaway coronavirus food delivery pizza

Deliveroo permette di iscrivervi subito come affiliato, seguendo le loro brevi indicazioni riportate qui. Dopo che vi sarete iscritti, disporrete del servizio di consegna, del servizio clienti e tutta la parte di marketing. Oltre a questo, Deliveroo offre ai ristoratori Restaurant Hub, una piattaforma specifica per il settore business dove si può visualizzare il proprio piazzamento sulla piattaforma, disponendo di diversi strumenti per allargare la propria visibilità.

Per ogni consegna, il cliente paga 2,50 euro e il ristorante una commissione tra il 19% e il 25% sul venduto, iva a parte. Questa percentuale può essere variabile nel tempo, in base al fatturato annuo del locale. Ma l’attivazione della collaborazione non ha un costo e al partner è fornito un tablet con cui può gestire la sua presenza in Deliveroo.

Per quanto riguarda Just Eat, invece, l’iscrizione è ancora più veloce. Ed è anche possibile far parte di una rete di ristoranti solidali, ovvero che badano alle eccedenze alimentari e le donano a famiglie bisognose. Just Eat non è un servizio di food delivery nel vero senso del termine. Si pone come “semplice” intermediario tra ristoranti e clienti.  Non offre un team di rider proprietario per le consegne, le quali sono invece affidate ai singoli ristoranti. Tuttavia, è il più grande network di ristoranti al mondo.

Occupandosi solamente di fare da tramite tra il cliente finale e i ristoranti, le spese per essere partner, son inferiori risetto ad altri servizi di food delivery: i ristoratori dovranno versare una quota una tantum per aderire al servizio, oltre a una commissione per ogni singolo ordine, che si aggira tra il 13% e il 14% del totale.

#IoRiSTOACASA: Uber Eats e Glovo

Uber Eats, la piattaforma di ordinazione e consegna di cibo online lanciata da Uber nel 2014, ha pensato a una soluzione per andare in contro ai suoi utenti, costretti a restare a casa per via della quarantena. In questo periodo di difficoltà Uber Eats ha pensato di regalare la consegna gratuita sopra i 10€ di spesa, fino al 03 Aprile. Sarà necessario soltanto inserire il codice CONSEGNAGRATUITA.

Inoltre, al momento del pagamento, sarà possibilie indicare su Uber Eats nelle note di consegna, la richiesta di lasciare il cibo alla porta senza bisogno di interagire con il rider. Per promuovere una consegna senza contatto, sempre nell’ottica di preservare il più possibile il cliente. Infine su Uber Eats è possibile fare la spesa dal supermercato To.Market, che attualmente offre il 50% di sconto sugli ordini. Lo sconto è disponibile fino al 16 Marzo per i primi 3.000 utilizzatori del codice tomarket50. Il massimo detraibile è 15€, spese di consegna escluse.

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Glovo, più simile a Deliveroo, si differenzia per offrire ai clienti offerte speciali e pacchetti volti alla fidelizzazione, come abbonamenti che garantiscono consegne gratis. Inoltre, con Glovo, è possibile far arrivare a casa non solo cibo, ma anche altri beni, come un farmaco da banco o un mazzo di fiori.

Non solo app: il take away online “fai da te”

Ci sono diverse attività che, tuttavia, non si appoggiano a piattaforme di food delivery, ma forniscono ugualmente un servizio di take away, combattendo a modo loro l’esilio da Coronavirus.

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Tra i primi a proporre autonome soluzioni alternative per offrire la sua cucina, è stato un ristorante giapponese,

Wicky’s Innovative Japanese Cuisine: ha introdotto un servizio take away con un menu ad hoc di piatti freddi e caldi, e un servizio delivery in tutta Milano con consegna tra la mezz’ora e l’ora, con tutte le precauzioni che la situazione impone.

I love ostrica, shop on line di ostriche, crudités e pesce fresco, in piena emergenza Coronavirus ha implementato il suo servizio di consegna a domicilio per poter recapitare in 24 ore, a Milano e in altre zone d’Italia. Per offrire, anche nel momento buio, un po’ di freschezza e frutti di mare, con box di aperitivi ricercati. Il tutto senza alcun rischio: arriva con un triplo imballaggio e consegnato da corrieri che fanno spedizione refrigerata.

Ma in tutta Italia si stanno registrando casi di ristoratori che non si fermano e fronteggiano questa crisi, con il modo speciale che hanno per portare gioia nelle nostre vite: un buon piatto caldo.

takeaway coronavirus food delivery cinese


Elisa Erriu

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"Lo scrivere" è il suo mestiere. Ma oltre alla coltre delle sue varie esperienze giornalistiche e dei suoi Master, c'è un mondo fatto di fantasy, anime, film, videogame, musica, Ichnusa, My Little Pony e oggettistica del Re Leone (l'originale!). Attenzione: se pronunciate per tre volte il suo nome giapponese, apparirà alle vostre spalle.









 




 

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