smartworking casalingo

Gympass chiede agli esperti HR come lo smart working cambierà il mondo del lavoro
Tavola rotonda virtuale per capire il futuro delle aziende

3 min


Lo smart working (o meglio il lavoro da casa) forzato degli ultimi mesi è stato uno shock per il mondo industriale italiano. Ma può essere il cigno nero che porterà a modalità di lavoro più snelle ed incentrate sugli obiettivi, invece che su orari e luoghi di lavoro? Secondo Mercer, il 2020 è l’anno in cui il mondo del lavoro è cambiato per sempre. Gympass ha allora organizzato una tavolo rotonda virtuale per parlare di smart working, gestita dal Responsabile Corporate Italia Francesco Foffa, chiedendo ad alcuni esperti HR cosa pensano del futuro del mondo del lavoro post-lockdown.

Alla tavola rotonda sono intervenuti Serena Apicella, HR Director presso Birra Peroni, Enrico Martines, Direttore Sviluppo Sociale in Hewlett Packard Enterprise, Franco Montevecchi, Direttore Risorse Umane Organizzazione presso Burgo Group, Fabio Gabbiani, Direttore della formazione e comunicazione interna presso Carrefour e Marco Monga, HR Director presso Istituto Italiano di Tecnologia.

Il futuro del mondo del lavoro è iniziato nel 2020

Parlare di smart working durante il lockdown è scorretto. Praticamente ogni esperto HR che è intervenuto nel webinar organizzato da Gympass ha ricordato che lavorare da casa perché obbligati non “lavoro intelligente”. Però può essere il “cigno nero”, come lo ha definito Enrico Martines. L’evento terribile che però porta ad un miglioramento. Un miglioramento per cui molte aziende erano pronte ma temevano di lanciarsi.

Martines ammette che HPE era in una situazione di vantaggio, avendo già molti dipendenti abituati allo smart working. Crede che questo evento ci abbia portati a lavorare più per obiettivi, dimenticandosi di tornelli e orari. Essenziale allora è la fiducia dei manager. E per l’HR diventa importante far sentire la cura dei dipendenti anche quando sono a casa. Ad esempio organizzando corsi di yoga e mindfulness per gestire i momenti critici del lockdown. Ma anche investendo nella formazione, che molti dipendenti hanno trovato più comodo e produttivo fare da casa.

Lo smart working è qui per restare

Fabio Gabbiani ha raccontato come gli ultimi mesi abbiano spinto Carrefour a modificare la propria idea di futuro aziendale. Lo smart working continuerà: a settembre solo il 30% dei dipendenti tornerà a lavorare in ufficio. E anche in ufficio ci saranno cambiamenti importanti: flex office e spazi formativi appositi, per ripensare il luogo di lavoro come un luogo di confronto ed esperienza. Anche l’organizzazione sarà diversa, a partire dai supporti digitali giusti per chi è casa.

smart working gympass

Ma non sono solo gli spazi e gli strumenti a dover cambiare. Occorre anche un nuova definizione delle competenze digitali, anche per i manager, che devono iniziare a pensare in termini di obiettivi e non di controllo dei sottoposti. Serve inoltre mettere in piedi garanzie per i lavoratori, dal diritto di sconnessione fino ad un nuovo modo per essere valutati. In questo periodo non può poi mancare la revisione dei protocolli (dalla timbratura d’ingresso fino al ridisegnare i team di lavoro) e la sorveglianza sanitaria, per garantire la salute di tutti.

Ci vuole flessibilità, anche nell’applicare lo smart working

Marco Monga dell’Istituto Italiano di Tecnologia dice che c’è bisogno di “riscrivere i paradigmi” del management. Alla tavola rotonda di Gympass spiega che lo smart working prevede più flessibilità nel tempo e nello spazio: in questi mesi abbiamo vissuto la dissipazione del luogo del lavoro assieme all’emerge del lavoro asincrono. Valutare il benessere e il lavoro di dipendenti che lavorano in luoghi diversi ad orari diversi richiede un investimento di idee e risorse. Ci vuole una nuova leadership: le gerarchie funzionali sono obsolete, servono la capacità di supportare i lavoratori e di delegare.

Franco Montevecchi di Burgo Group precisa però che questi nuovi parametri difficilmente si possono applicare a tutte le realtà. L’apparato industriale di Burgo non ha fermato la produzione a ciclo continuo, pur mettendo in pratica misure per la tutela della salute del personale. Gli impiegati hanno potuto fare smart working ma c’è stato bisogno di fare formazione: siamo ancora agli albori di queste modalità di lavoro, dobbiamo ripensare i modelli che abbiamo ancora in essere. Serve un approccio organizzativo sofisticato, che tenga conto delle specificità dei dipendenti. Se ad esempio un lavoratore non ha i giusti spazi per lavorare a casa, lo smart working può essere fonte di stress.

Ammonimento cui fa eco Serena Apicella di Peroni: c’è bisogno di ristabilire una work balance. Lavorando da casa è difficile prendersi i propri spazi e i propri tempi. Specie per chi in questi mesi ha avuto i figli in casa o doveva prendersi cura di anziani, ad esempio. In Peroni hanno deciso di fornire una manuale intuitivo per spiegare ai dipendenti come fare smart working. Non si tratta solo di accendere il computer e lavorare il più possibile ma imparare come gestire i carichi e gli orari.

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Lo smart working è il futuro? Dipende dalle nostre scelte

Il filo conduttore che ha legato tutti gli interventi degli esperti chiamati da Gympass è stato chiaro: lo smart working è una possibilità interessante ma c’è bisogno di fare scelte strategiche per metterlo in pratica. Bisogna abbracciare un approccio più rivolto agli obiettivi che al controllo, dando più fiducia a chi lavora. Ma al tempo stesso serve lavorare per garantire il benessere lavorativo anche quando si è a casa.

Il futuro del lavoro è flessibile. Ma per realizzarlo le aziende devo crederci, rigidamente.

 


Stefano Regazzi

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Il battere sulla tastiera è la mia musica preferita. Nel senso che adoro scrivere, non perché ho una playlist su Spotify intitolata "Rumori da laptop": amo la tecnologia, ma non fino a quel punto! Lettore accanito, nerd da prima che andasse di moda.









 




 

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