Pure Storage compie 10 anni. Dieci anni duranti i quali l’azienda ha cambiato nome – fino al 2011 infatti si chiama Os76 Inc. -, si è affermata sul mercato ed è diventata una delle aziende IT con la crescita più rapida del settore. Insomma, una decade intensa che ha coinvolto anche il mercato italiano, Paese in cui l’azienda è sbarcata circa 5 anni fa.

Dai privati alla Pubblica Amministrazione

Ma come sta andando Pure Storage in Italia? Ne abbiamo parlato con Mauro Bonfanti, Regional Director Italy, e Alfredo Nulli, EMEA Office of CTO, al Music Innovation Hub di Milano. Lo so, il luogo è alquanto insolito, ma in realtà il collegamento è semplice: la location infatti è stata scelta perché entrambe le realtà sono legate al mondo innovazione. Innovazione che per Pure Storage si divide in due differenti rami, quello tecnologico e quello legato al modello di business.

È questo mix – unito al continuo afflusso di giovani talenti – che consente all’azienda di essere sempre al passo con i tempi, proponendo soluzioni che sono riuscite a conquistare una marea di clienti differenti, a partire da quelli del settore financeIntesa San Paolo su tutti – per arrivare, in tempi più recenti, alla Pubblica Amministrazione.

Proprio a quest’ultima è dedicata la recente ricerca commissionata da Pure Storage, uno studio che evidenzia come solo il 6% dei responsabili ICT della pubblica amministrazione italiana ritenga l’attuale infrastruttura dati adeguata a consentire il raggiungimento degli obiettivi di trasformazione strategica. Uno scenario che vede compromessi agilità operativa, abbassamento dei costi e la capacità di rispondere alle aspettative dei cittadini.

La volontà da parte degli operatori del settore a cambiare però è evidente: il 67% degli intervistati ha intenzione di rinnovare la propria strategia dati e la relativa infrastruttura nell’arco dei prossimi due anni per supportare meglio gli obiettivi strategici del proprio ufficio. Gli ostacoli però non mancano tra questi troviamo gli investimenti nelle infrastrutture dati (85%), gli investimenti nelle applicazioni (71%), i processi legacy e la mancanza di agilità (85%) e la carenza di esperienze e competenze digitali (83%).

“I dati possiedono le potenzialità per consentire la realizzazione dei programmi di trasformazione delle pubbliche amministrazioni centrali, sia che si tratti di raggiungere obiettivi strategici piuttosto che di implementare cambiamenti di policy o di fornire un servizio migliore ai cittadini. Per quanto sia incoraggiante constatare come i responsabili ICT della pubblica amministrazione riconoscano questo potenziale, sussistono tuttavia alcuni ostacoli che occorre superare per raggiungere, conservare, strutturare e gestire tali dati – ha commentato Mauro Bonfanti – L’architettura legacy che molte amministrazioni possiedono non supporta completamente il lavoro necessario a ricavare un maggior valore dai dati. Quel che occorre è un ambiente ICT moderno in grado di scalare verso l’alto on-demand, allineare i workload applicativi all’infrastruttura più efficace, promettendo di evitare qualsiasi interruzione operativa affinché la PA possa realmente raggiungere i propri obiettivi di trasformazione digitale”.

Ed è proprio questo che Pure Storage sta cercando di offrire alla Pubblica Amministrazione italiana, iniziando ad interfacciarsi con le realtà locali per dare loro gli strumenti necessari a spingere il cambiamento.

“Vogliamo diventare un punto di riferimento per gli enti della provincia, e pensiamo che il rilancio del territorio possa essere supportato anche dagli strumenti digitali. La parte tecnologica ci aiuta a costruire un rapporto migliore e più dinamico con i cittadini. È questo il senso profondo del nostro lavoro, per incidere positivamente su tutto il territorio”, ha affermato Mauro Cecchi, Direttore Servizio Sviluppo Organizzativo e Sistemi Informativi del Comune di San Benedetto del Tronto, che ha scelto Pure Storage per guidare il percorso di Digital Transformation nel territorio.


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Erika Gherardi

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Amante del cinema, drogata di serie TV, geek fino al midollo e videogiocatrice nell'anima. Inspiegabilmente laureata in Scienze e tecniche psicologiche e studentessa alla magistrale di Psicologia Clinica, dello Sviluppo e Neuropsicologia.