Non sono pochi i soggetti che per poter lavorare sono o saranno costretti ad aprire una Partita IVA. Infatti molte aziende, restie all’assunzione, propongono sempre più spesso questa forma di rapporto professionale. La Partita IVA è comunque indispensabile per tutti coloro che vogliono aprire un’attività, ma anche obbligatoria per professionisti e, ovviamente aziende di ogni ordine e grado.

Aprire Partita IVA: come si fa?

Anche se sembra strano, abituati come siamo alla burocrazia italiana, aprire una partita IVA è un’operazione abbastanza semplice e che avviene in breve tempo e senza (incredibile!) costi da sostenere se si fa tutto da sé senza rivolgersi a un commercialista.

Per prima cosa è necessario scaricare il modello AA9/7 relativo ai lavoratori autonomi e ditte individuali disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate. Questo modulo deve essere compilato in ogni sua parte e presentato all’Agenzia delle Entrare entro 30 giorni da quando si è iniziata l’attività.

Ci sono tre possibilità per presentare il modello all’Agenzia delle Entrare. Il più semplice è recarsi di persona presso l’ufficio di competenza territoriale dell’Agenzia delle Entrate, ricordandosi di avere con se anche un documento di riconoscimento.  La seconda opzione possibile è l’invio del modulo tramite raccomandata con ricevuta di ritorno. Nella busta, oltre ovviamente al modulo compilato si deve allegare anche una fotocopia del proprio documento d’identità. La terza opzione è l’invio per via telematica utilizzando un software apposito che si può scaricare dal sito dell’Agenzia delle Entrate.

aprire P.IVAMolto importante quando si compila il modulo AA9/7 è scegliere il codice ATECO relativo all’attività specifica che si intende intraprendere. Sempre sul modulo sarà anche necessario scegliere quale regime contabile si intende adottare, tra contabilità ordinaria e regime forfettario, di cui dopo andremo a specificare le differenze.

Per concludere le operazioni necessarie per aprire una P.IVA non rimane che aprire una posizione previdenziale all’INPS, recandosi, anche in questo caso, presso gli uffici di competenza territoriale. Nel caso di una ditta individuale bisogna iscriversi anche alla Camera di Commercio e non dimenticarsi di avvisare il Comune dove tale attività verrà svolta.

Quale regime scegliere

Come detto al momento è possibile scegliere tra due tre tipi di regimi contabile: ordinario e forfettario.

Regime contabile ordinario: è ideale per chi prevede di guadagnare abbastanza e quindi emettere molte fatture. Il professionista che intende aderire a questo sistema può scegliere anche la contabilità semplificata, che in pratica, come dice la parola, semplifica molti degli obblighi imposti dalla contabilità ordinaria.  Chiaramente la consulenza di un commercialista è fondamentale per capire quale sia il tipo di contabilità più efficace per la propria attività.

aprire pivaRegime forfettario: è quello maggiormente utilizzato da liberi professionisti e lavoratori autonomi che non superano i 65.000 euro di ricavi in un anno. Questo regime prevede l’esenzione dall’IVA e la tassazione è al 5% per i primi cinque anni di attività per poi passare al 15% per i restanti anni. L‘altro lato della medaglia è che non si può detrarre l’IVA dalle spese sostenute, (ad esempio se si acquista un laptop) tranne che per i contributi previdenziali obbligatori. Chi aderisce al regime forfettario, ad oggi, non ha l’obbligo di emettere la fattura elettronica (invece obbligatoria per il regime di contabilità ordinaria o semplificata), ma dal 1 gennaio 2020 sono obbligati ad emettere lo scontrino elettronico (se si ha un negozio o ad esempio un banco al mercato).

Quanto costa mantenere una Partita IVA

I costi in questo caso sono molto variabili, e tutto dipende da che tipo di regime di contabilità si è scelto. Chiaramente il costo maggiore è determinato dalla consulenza (indispensabile, viste la varie norme a cui bisogna adempiere) di un commercialista. Ogni commercialista ha un suo listino prezzi, ma generalmente sono abbastanza allineati. Ad esempio una libero professionista che emette poche fatture al mese (magari anche una sola se il suo cliente principale è uno solo) e che ha aderito al regime forfettario può pagare di commercialista dai 200 ai 400 euro annui. Un negozio, che ha un giro di affari e che ha altri tipi di adempimenti può arrivare a spendere anche 1.500 euro all’anno. Chi scegliere il regime contabile semplificato, sempre in base al volume degli introiti, può spendere dai 900 ai 5.000 euro all’anno. Come detto queste cifre sono solo indicative, e come sempre vale la regola di farsi fare qualche preventivo prima di scegliere il commercialista più adatto.

Aprire pivaOltre al commercialista, ogni P.IVA deve pagare il diritto camerale, ovvero una tassa da elargire annualmente alla Camera di Commercio. Ogni anno questo importo viene deciso dal MISE (Ministero dello Sviluppo Economico).

Non sono da dimenticare i contributi previdenziali da pagare all’INPS ogni 3 mesi, e sono composti da una parte fissa e una da una quota percentuale calcolata sul reddito dichiarato.

Rispetto al reddito dichiarato si pagano IRPEF e IRAP. Il primo viene calcolato con aliquote diverse a seconda del reddito, mentre il secondo è un pari al 3,90% sul fatturato.

In conclusione è bene valutare se è il caso o meno di aprire una Partita IVA e se si è formalmente obbligati, scegliere quale sia il regime più adatto alla propria attività. I costi non sono poi altissimi, ma tutto dipende da quanto si fattura. La consulenza di un commercialista può comunque fugare ogni dubbio.


Danilo Loda

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